STONEHOUSE
Da fuori è un blocco. Un volume solido di travertino, spigoli netti, scavato solo dove serve: niente tegole, niente ringhiere, nessun elemento che ammorbidisca il peso. Poi si entra, e la pietra che da fuori chiudeva diventa un vuoto. L’interno è un cavum — uno spazio scavato dentro la massa, dove la luce entra dalle aperture posizionate sul percorso del sole e cambia la percezione a ogni ora. La casa lavora su questa dicotomia voluta tra il pieno che si mostra all’esterno e il vuoto che accoglie dentro.
Il rivestimento è interamente in travertino, da cui il nome. La pietra non è un finitura applicata a un volume: è il volume. Lavorata per sottrazione, definisce la massa e allo stesso tempo, dove la luce la taglia, diventa superficie luminosa. Le aperture non hanno schermature — la luce è ammessa o esclusa dalla geometria stessa dell’edificio, non da tende o frangisole. Una sensibilità per la luce di matrice nordica dentro una materia mediterranea.
Stonehouse nasce da un vincolo. La possibilità, offerta dal Piano Case, di aggiungere una piccola cubatura autonoma a un edificio esistente: circa quaranta metri quadrati. Dentro quel limite, il non costruito entra a far parte della casa — si sale al primo piano dentro l’abitazione e quello stesso spazio, al livello superiore, diventa una terrazza racchiusa da muri. Il progetto è il montaggio di queste sequenze: osservare ed essere guardati, attraversare, contemplare. Il limite non è un ostacolo aggirato, è il materiale stesso del progetto.
Località: Fiano Romano (RM)
Progetto architettonico: Michela Ekström
Strutture: Stefania Caravelli
Superficie: 43 + 17 mq
Anno: 2022
Fotografie: Carlo Oriente