STUDIO CAMPA
Tutto comincia da un rifiuto. Lo spazio di partenza — uno studio medico in un palazzo anni Settanta a Trastevere — aveva una tendenza fortissima all’introversione: i vetri erano opachi, ciò che stava fuori dalla finestra doveva restare fuori. La città era tenuta a distanza. Il progetto ribalta proprio questa premessa e fa del rapporto con il luogo il suo tema centrale: non più un interno che si difende dall’esterno, ma un interno che lo lascia entrare.
A rompere la rigidità tipologica è un gioco di specchi. Sviluppandosi lungo una linea spezzata, moltiplicano le immagini riflesse e danno dinamismo allo spazio, quasi fossero spezzoni di una pellicola montata sulle pareti. Ciò che sta fuori entra dentro — forme, materiali, luci della città si sovrappongono e abitano l’interno. Lo specchio qui non è un espediente per dilatare i metri quadri, ma un dispositivo ottico che annulla la separazione tra dentro e fuori: la facciata urbana diventa parte dell’ambiente.
A reggere questo flusso di riflessi serve un fondale fermo. Lo spazio interno è fatto di superfici bianche e di volumi rigorosi in falegnameria su misura: una purezza astratta che, proprio perché silenziosa, accoglie il ritmo e la variazione delle facciate esterne senza esserne sopraffatta. La quiete della materia costruita e il movimento delle immagini riflesse si tengono a vicenda — l’uno è la condizione dell’altro.
Località: Roma, Trastevere
Committente: dott. Stefano Campa
Progetto architettonico: Michela Ekström
Tipologia: studio medico Superficie: 80 mq
Anno: 2022
Fotografie: Daniele Vergari
Riconoscimenti: BIG SEE Interior Design Award