TRAVERTINE VILLA

TRAVERTINE VILLA

TRAVERTINE VILLA

Da fuori mantiene la forma che aveva sempre avuto. Una casa rurale con tetto a falde, volume compatto e proporzioni familiari nel paesaggio agricolo della Tuscia. La sagoma rimane invariata: stessa impronta a terra, stesso profilo della copertura. Il progetto lavora dentro questo limite, trasformando una figura esistente senza alterarne la presenza nel paesaggio.

Il travertino riveste integralmente l’edificio e ne definisce il carattere. La scelta del materiale nasce da una condizione particolare: la proprietà è legata da generazioni all’attività estrattiva del travertino, e la pietra entra nel progetto come una presenza naturale prima ancora che come un rivestimento. Qui però la materia non costruisce una massa compatta. Il tetto si stacca dalla base e sembra sospeso sopra di essa, mantenendo solo alcuni punti di contatto. Tra le due parti si apre un taglio continuo che percorre l’intero edificio. Una sequenza di finestre a nastro alternate ai tratti pieni della muratura introduce la luce all’interno e alleggerisce la percezione del volume. La copertura diventa una linea autonoma, capace di separarsi dalla materia pur continuando a appartenerle.

Capranica Villa nasce da un vincolo preciso: ricostruire mantenendo la sagoma dell’edificio originario. La risposta non cerca di aggirare questa condizione, ma di utilizzarla come strumento progettuale. L’archetipo della casa rurale viene conservato e allo stesso tempo reinterpretato. Il progetto non modifica la forma che esisteva. Modifica il rapporto tra peso e leggerezza, tra continuità e separazione, tra la permanenza della pietra e la luce che la attraversa.

Località: Capranica (VT), Italia

Committente: privato

Progettazione architettonica: Michela Ekström,  Deltastudio Architecture

Team di progetto: Michela Ekström, Dario Pompei, Valerio Galeone

Progetto strutturale: Ing.Capaldi

Superficie: 142 mq residenziali + 108 mq agricoli

Anno progetto: 2025

Stato: In costruzione

PARCO TRA I MARI_MILAZZO

PARCO TRA I MARI_MILAZZO

PARCO TRA I MARI_MILAZZO

A Milazzo, tra il margine del centro storico e il lungomare, c’è un’area lacerata: ventisettemila metri quadrati di spazi di risulta, parcheggi, la vecchia stazione ferroviaria e la quinta monumentale della ex Montecatini. Un patchwork abbandonato che separa nettamente due quartieri, Ciantro e Acqueviole. Il concorso chiede un parco; il progetto ne fa un’operazione di rammendo urbano — un percorso capace di accogliere una porzione di natura dentro la città e di ricucire ciò che era diviso.

La chiave è leggere la città come un corpo. Reale, fisica, materica, fatta di porosità e densità, che resiste e reagisce — “l’uomo e il mondo sono fatti della stessa carne”, nelle parole di Merleau-Ponty. Rispetto a questa città-corpo il progetto agisce per conversazione e reazione: mette al centro lo spazio aperto, collettivo e naturale, e ne fa il principio della trasformazione. Ne nasce il Parco delle Risonanze, un centro civico all’aperto dotato di nuclei funzionalmente autonomi, attivi in orari diversi — una piazza-agorà con teatro esterno e un totem che ricorda la vecchia torre dell’acqua; il restauro della stazione, rifunzionalizzata come nodo intermodale; un cultural center in asse col vuoto verso il mare; e il parco verde vero e proprio, suolo collinare con anfiteatro, pista ad anello per i runner, aree per il gioco e lo sport.

A tenere insieme il tutto è un’infrastruttura blu-verde. Il ridisegno topografico elimina l’asfalto e l’isola di calore del parcheggio esistente, sostituiti da una superficie vegetale e minerale dove alberi, arbusti ed essenze edibili a bassa manutenzione definiscono gli ambiti e la spazialità. Le acque meteoriche non vengono nascoste ma rese esplicite: corridoi di deflusso, giardini che trattengono l’acqua dove cade, una porzione d’area destinata a vasca di ritenzione che, in caso di piogge estreme, si allaga di proposito, restituendo una percezione diversa dei ritmi della natura. Il tema, in fondo, è “unire gli orizzonti” — il lungomare, i quartieri, la quinta della ex fabbrica, la corona delle montagne — in un’unica sequenza percettiva tenuta insieme dalla luce naturale.

Località: Milazzo (ME), area ex Stazione Ferroviaria Tipologia: riqualificazione e rigenerazione urbana — parco e centro civico

Superficie: 27.000 mq

Raggruppamento (RTP): Studio Faraone S.r.l.s. (capogruppo mandataria) · Michela Ekström (mandante) · Gianluca Graziani (mandante) · Studio Geologico Associato Gian Vito Graziano e Monica Masi (mandante) · Cristina Tascioni (mandante, giovane professionista)

Progettazione architettonica: Michela Ekström, Gianluca Graziani, Cristina Tascioni

Stato: progetto di concorso (procedura in due gradi)

ex COTONIFICIO DI PALERMO

ex COTONIFICIO DI PALERMO

ex COTONIFICIO DI PALERMO

Tutto parte dalla luce. L’ex cotonificio di Partanna Mondello è una fabbrica per la filatura dei primi anni Cinquanta, progettata da Pietro Ajroldi e Franco Gioè: un impianto simmetrico costruito sull’iterazione, sette volte, di una campata coperta da una volta a shed. La sua qualità più alta — Bruno Zevi lo indicò tra i migliori esempi del settore — è la luce che entra da nord dalle grandi vetrate degli shed e pervade lo spazio in modo omogeneo, un grande vuoto ritmato un tempo soltanto dai telai per la filatura. Nata in un paesaggio incontaminato ai piedi della Conca d’Oro, oggi la fabbrica è stretta d’assedio da capannoni e abitazioni che ne hanno manomesso il contorno.

Il progetto trasforma la fabbrica dismessa in un polo terziario e culturale aperto al quartiere e alla città — spazi espositivi, laboratori, coworking, asilo, ristorazione — ma muove da una premessa precisa: qui restauro e progetto coincidono. Il metodo è togliere prima che aggiungere. Il sistema modulare degli shed viene restaurato e liberato dalle superfetazioni accumulate negli anni, fino a tornare lo spartito chiaro su cui collocare le nuove funzioni. Recuperare l’impianto originario e restituire la qualità della luce è l’intervento principale: le funzioni non riempiono lo spazio, vi restano sospese nella luce naturale, in una sequenza di luoghi interconnessi dove l’ombra, il vento, la luce e l’acqua diventano materia del progetto tanto quanto le murature.

Su questa matrice si innestano pochi segni fondanti. Un percorso — un nastro rosso, una pensilina a volta rovescia che sostituisce in parte le campate centrali demolite — taglia l’impianto e conduce al cuore della fabbrica. Lì si apre la corte: il vuoto centrale, ottenuto demolendo alcune campate, diventa giardino pubblico dove i percorsi di accesso e quelli di attraversamento si intersecano. Al centro della corte una torre lignea alta 45 metri guadagna l’altezza, offre una vista a 360 gradi e fa da landmark urbano — un rimando esplicito ai grandi telai di legno della filatura. Il verde e l’acqua tengono insieme il tutto: una vasca di fitodepurazione alimentata dalle acque reflue e di copertura rende visibile il ciclo dell’acqua e fa della natura l’elemento unificatore del nuovo centro.

Località: Partanna Mondello, Palermo

Tipologia: rigenerazione di edificio industriale storico — centro culturale e polo terziario

Edificio originario: ex cotonificio (primi anni ’50), arch. Pietro Ajroldi e Franco Gioè

Raggruppamento (RTP): Studio Faraone S.r.l.s. (capogruppo mandataria) · Michela Ekström (mandante) · Gianluca Graziani (mandante) · Studio Geologico Associato Gian Vito Graziano e Monica Masi (mandante) · Emanuela Montalto (mandante, giovane professionista)

Progettazione architettonica: Michela Ekström e Gianluca Graziani

Stato: progetto di concorso

FLOFT

FLOFT

FLOFT

Tutto nasce da una richiesta. Il cliente, un venticinquenne, non voleva una casa definita una volta per tutte, “da adulti”, ma uno spazio capace di crescere con lui — di assecondare ritmi che cambiano, passioni che si avvicendano, ospiti che vanno e vengono. Il progetto prende quella domanda alla lettera e ne fa il proprio principio: un appartamento romano di 120 mq pensato non come layout fisso, ma come spazio da attraversare.

Al centro c’è un grande blocco materico, che funziona da bussola e da snodo. Attorno a questo volume gli ambienti si dispongono lungo un percorso anulare, senza inizio né fine: un loop domestico in cui ci si muove senza interruzioni, scegliendo ogni volta da che parte girare. Le porte sono a tutta altezza e lavorano come varchi, non come transizioni — tolgono la percezione dei confini invece di segnalarla. Ogni stanza resta così una possibilità aperta e non una destinazione: nessuna gerarchia tra gli ambienti, nessun “prima e dopo” obbligato.

Anche gli arredi seguono questa logica. Non una casa allestita, ma un luogo in cui gli oggetti convivono come persone diverse nello stesso salotto: una poltrona intrecciata, un beanbag per lavorare a terra, un tavolino in cemento, una seduta rossa. Non un set coordinato, ma elementi che restano distinti. La cucina nera, profonda e materica, lavora per contrasto con il pavimento in legno chiaro e le pareti neutre, tenute di fondo. L’equilibrio non è quello della composizione finita, ma quello, più instabile, di una casa che si modifica vivendola. Un’architettura flessibile, impostata per cambiare nel tempo invece di restare uguale a sé stessa.

Località: Roma

Committente: privato

Progetto architettonico: Michela Ekström e Gianluca Graziani

Tipologia: ristrutturazione di loft / appartamento

Superficie: 120 mq

Anno: 2025

Pubblicazioni: AD Italia

SCUOLA FELICE ROSSI

SCUOLA FELICE ROSSI

SCUOLA FELICE ROSSI

Il punto di partenza è una sottrazione. A Capriati a Volturno un volume invadente aveva compromesso un frammento di territorio: demolirlo non è un atto preliminare ma la prima mossa del progetto, che restituisce il suolo e ne riscrive la pendenza. Il nuovo polo scolastico nasce da qui, come modellazione del terreno prima ancora che come edificio — un intervento che lavora sui dislivelli invece di cancellarli, e che del paesaggio fa la propria materia.

Le due scuole, primaria e secondaria di primo grado, sono distinte ma tenute in un solo organismo. Si inseriscono in un sistema di terrazzamenti che assorbe i salti di quota e li trasforma in principio compositivo: l’edificio si articola su livelli sfalsati, con accessi differenziati per i due cicli e spazi condivisi collocati a una quota intermedia, dove le due scuole si incontrano e mettono in comune le risorse. L’impianto plano-altimetrico non subisce la morfologia, la usa — e ne ricava un dinamico alternarsi di spazi pubblici costruiti e aperti, terrazze, corti, ambiti collettivi che diventano parte integrante dell’esperienza scolastica.

Il progetto interpreta la scuola come cerniera: non un recinto chiuso sul proprio funzionamento, ma un centro civico aperto alla città, luogo di incontro dotato di spazi e attrezzature per tutti. Da qui la scelta di privilegiare materiali naturali ed ecosostenibili e di alternare ambienti aperti e spazi intimi, con l’obiettivo di promuovere modalità di apprendimento spontanee e alimentare occasioni di relazione. I fronti di ingresso verso il quartiere sono organici e accoglienti, la scala percepita dei volumi è ridotta per non gravare sul contesto: la scuola si fa eccezione e completamento del tessuto urbano insieme, restituendo a Capriati un luogo che vive anche oltre l’orario delle lezioni.

Località: Capriati a Volturno (CE)

Committente: Comune di Capriati a Volturno

Tipologia: nuovo polo scolastico (primaria e secondaria di primo grado) — sostituzione edilizia

Importo opere: € 3.530.090,94

Finanziamento: PNRR – Missione 2, Componente 3, Investimento 1.1

Raggruppamento (RTP): Studio Faraone S.r.l. (capogruppo mandataria) · Michela Ekström (mandante) · Gianluca Graziani (mandante) · Laura Naitana (mandante) · Studio Geologico Associato Gian Vito Graziano e Monica Masi (mandante)

Progettazione architettonica: Michela Ekström e Gianluca Graziani

Incarico: concorso di progettazione in due gradi (vincitore) → PFTE → definitiva → esecutiva → direzione lavori

Stato: DL in corso

Cronologia: progettazione 2023 · DL in corso