friends COUNTRY HOUSE

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Una casa di campagna lasciata al rustico, con la struttura portante in tufo ancora a vista, da rendere abitabile per una coppia di amici. Il progetto non cancella quella ruvidezza di partenza ma ci lavora dentro, scegliendo pochi gesti che tengono insieme il carattere agreste e una domesticità contemporanea, senza levigare via la natura del luogo.

Il primo gesto è una pedana. Un piano rialzato  che gira per la casa come un filo continuo, cambia quota, definisce gli ambiti senza bisogno di muri, e dove serve si ispessisce fino a diventare base: sale a contenere il camino e si prolunga nel divano in muratura, una seduta dalla linea sinuosa costruita nello stesso materiale del pavimento. Pavimento, seduta e focolare non sono elementi distinti appoggiati nella stanza, ma un’unica superficie che si solleva e si modella secondo l’uso — ci si siede sul pavimento che diventa divano, ci si scalda al fuoco incassato nella stessa massa. Il camino tiene il contrasto tra la grande gola bianca sospesa e la bocca nera profonda, un pieno luminoso sopra un vuoto scuro.

Il terzo gesto è in alto. Il soffitto è rivestito con onduline in plastica — le lastre ondulate che di solito coprono le tettoie all’aperto — verniciate in un verde salvia tenue. Un materiale povero, da esterno, portato dentro e trattato come finitura: la sua trama rigata dà ritmo all’ambiente e ne riscalda la luce, mentre il colore lega gli spazi che la pedana attraversa. È il rovesciamento che dà tono alla casa — la materia umile della campagna che, scelta e verniciata, diventa il cielo degli interni.

Località: Capriati a Volturno (CE)

Committente: privato

Progetto architettonico: Michela Ekström

Tipologia: ristrutturazione di villa

Superficie: 120 mq

Anno: 2025

ASSORAM OFFICE

ASSORAM OFFICE

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Un tempo era un appartamento romano come tanti: corridoio centrale, stanze disposte ai lati, affacci su un solo fronte. Siamo a Prati, nel cuore borghese e silenzioso di Roma, in un palazzo signorile di primo Novecento — uno spazio rimasto fermo nel tempo, adattato negli anni ma mai davvero ripensato. La committenza, l’associazione nazionale che riunisce oltre cento aziende della distribuzione e dei servizi nel settore healthcare, poneva un vincolo netto: rinnovare senza interrompere a lungo il lavoro quotidiano, e quindi senza opere murarie. Il lungo corridoio centrale, con le stanze su entrambi i lati, doveva restare com’era.

Il progetto fa di quel vincolo il suo punto di partenza. Nessuno stravolgimento: lo spazio viene ripensato rispettando la struttura distributiva ereditata, ma trasformandola in un percorso. Al corridoio è affidato il ruolo di asse narrativo; le porte diventano cornici visive; le stanze, singoli quartieri interni, ciascuno con una propria personalità. Quello che era un sistema funzionale rigido si fa viaggio — un attraversamento, non più un disimpegno da percorrere in fretta. Il limite, invece di essere subìto, diventa la materia stessa del progetto.

Il colore è il vero protagonista. La palette dialoga con il contesto romano — pesca, mattone, verde salvia — tonalità che non appartengono all’immaginario del mondo farmaceutico o legale, ma restituiscono una sensazione più calda e più viva. Le “invasioni” di verde sono piccole interruzioni visive, momenti di respiro nella giornata; i toni caldi evocano la Roma quotidiana e accendono ambienti pensati per stimolare concentrazione, creatività, benessere. Qui il colore non si limita a definire lo spazio: diventa strumento di relazione, un modo per abitarlo più in profondità.

A completare il racconto, gli interventi puntuali: nella sala conferenze — la più rappresentativa — il tavolo in legno naturale è stato rivitalizzato con una laccatura, l’arco dell’antica porta-finestra modificato per integrare un sistema fonoassorbente, e pannelli acustici disposti a soffitto restituiscono ordine e comfort. Alle pareti, le fotografie in grande formato di Ernesta Caviola dilatano lo spazio e suggeriscono racconti: il reale e l’immaginario si incontrano nell’architettura. Ne nasce un ufficio che è un microcosmo urbano — non un luogo da occupare, ma uno spazio da abitare, dove il lavoro dialoga con la materia, il colore diventa emozione e le soglie aprono mondi. Un luogo che respira con Roma.

Località: Roma, quartiere Prati

Committente: Assoram

Tipologia: restyling di spazi ufficio / workplace (senza opere murarie)

Progetto architettonico: Michela Ekström Architettura

Fotografie del progetto: Carlo Oriente

Opere fotografiche in sala: Ernesta Caviola

Pubblicazioni: Elle Decor, Office Layout (2025)

SOTHERGA ROMA

SOTHERGA ROMA

SOTHERGA ROMA

Si entra dalla corte. Non dal cuore dell’edificio, dove l’ingresso stava da sempre, ma da fuori: una rampa metallica sale verso un grande portale, e quella soglia ribalta tutto l’impianto originario. È la prima mossa del progetto, e la più radicale. L’immobile partiva bloccato — centocinquanta metri quadrati stretti da muri portanti di grande spessore, una tipologia che sembrava non lasciare scelta. Spostare l’accesso ha sciolto quel vincolo invece di subirlo.

Dentro, lo spazio è governato da tre volumi metallici. Non sono pareti né arredi: sono quinte sceniche che definiscono le percorrenze, si insinuano sotto i muri portanti e diventano insieme contenitori e soglie. Da qui nasce una spazialità fluida, dove il percorso non è più un corridoio ma un attraversamento. I materiali tengono insieme questa idea: ferro nero cerato, acciaio inox, ottone, graniglia a pavimento e a rivestimento — tutti scelti per una bellezza imperfetta e autentica, e per il modo in cui i metalli lavorano la luce, restituendo solidità e leggerezza nello stesso gesto. Nel corridoio, una boiserie in acciaio inox mirror dilata uno spazio distributivo altrimenti angusto: le porte dei bagni e della sala medica sono parte della pannellatura, scandite solo da una linea di luce che ne segnala l’apertura.

L’ambito medico, per quanto tecnico, prende le distanze dall’immaginario sanitario consueto. Nelle sale visita la graniglia del pavimento risale a parete e diventa boiserie, integrando l’arredo medico; nella sala chirurgica il pavimento nero dialoga con le pareti bianche e gli arredi grigi. E poi, dentro il mobile in ferro nero cerato, un piccolo spazio rivestito di ottone dorato e specchi: un’eccezione barocca in un progetto altrimenti rigoroso e misurato, un accento multisensoriale lasciato cadere lì come una nota fuori scala. Tutto il progetto è, in fondo, un flusso — di spazio, di materia e di memoria.

Località: Roma

Committente: Sotherga

Progetto architettonico: Michela Ekström Architettura, arch. Sara Ceccoli

Tipologia: studio medico / sanitario

Superficie: 150 mq

Anno: 2022

Fotografie: Carlo Oriente

CASA FEFE

CASA FEFE

CASA FEFE

Si parte da zero. Per rispondere alle esigenze e allo spirito di una giovane coppia, la ristrutturazione di un appartamento di circa 250 mq nella zona residenziale di Roma nord comincia dalla tabula rasa dell’esistente: tolto tutto, lo spazio torna disponibile e il progetto lo riscrive con pochi gesti netti. Non una decorazione applicata a una pianta data, ma tre dispositivi che ridefiniscono da capo cosa è stanza, cosa è soglia, cosa è percorso.

Il primo è un volume nero. Contiene vani bifacciali, il camino, il mobile tv, porte scorrevoli e a bilico integrate: un oggetto scultoreo che genera scenari e separa gli ambiti funzionali senza chiuderli, tenendoli in una relazione fisica e visiva continua. Lo spazio che ne nasce è fluido, flessibile, aperto alla vista sulla natura intorno. Il secondo è un dispositivo lungo undici metri e profondo novanta centimetri, in rovere naturale e bruciato: insieme contenitore, separazione e accesso alle camere da letto, attraversa l’ingresso e la zona giorno e fissa l’assialità delle percorrenze. È la spina che ordina la casa, e insieme il materiale che la riscalda.

Il terzo elemento lavora di sottrazione e inganno: lo specchio. Inserito con misura nella zona giorno e nei punti di raccordo tra il volume di rovere e le tramezzature, modifica la percezione delle divisioni e la dimensione stessa degli elementi — moltiplica, dilata, mette in dubbio dove finisce una superficie. Qui i materiali naturali si rincorrono, si riflettono e dialogano con la propria fisicità dentro un grande spazio pieno di luce. La casa non è un insieme di stanze ma un campo continuo, dove ogni dispositivo è insieme arredo e architettura.

Località: Roma

Committente: privato

Progetto architettonico: Michela Ekström Architettura, arch. Sara Ceccoli

Tipologia: ristrutturazione di appartamento

Falegnameria: Antonacci Falegnamerie

Superficie: 250 mq

Anno: 2022

Fotografie: Lorenzo Zandri

STUDIO CAMPA

STUDIO CAMPA

STUDIO CAMPA

Tutto comincia da un rifiuto. Lo spazio di partenza — uno studio medico in un palazzo anni Settanta a Trastevere — aveva una tendenza fortissima all’introversione: i vetri erano opachi, ciò che stava fuori dalla finestra doveva restare fuori. La città era tenuta a distanza. Il progetto ribalta proprio questa premessa e fa del rapporto con il luogo il suo tema centrale: non più un interno che si difende dall’esterno, ma un interno che lo lascia entrare.

A rompere la rigidità tipologica è un gioco di specchi. Sviluppandosi lungo una linea spezzata, moltiplicano le immagini riflesse e danno dinamismo allo spazio, quasi fossero spezzoni di una pellicola montata sulle pareti. Ciò che sta fuori entra dentro — forme, materiali, luci della città si sovrappongono e abitano l’interno. Lo specchio qui non è un espediente per dilatare i metri quadri, ma un dispositivo ottico che annulla la separazione tra dentro e fuori: la facciata urbana diventa parte dell’ambiente.

A reggere questo flusso di riflessi serve un fondale fermo. Lo spazio interno è fatto di superfici bianche e di volumi rigorosi in falegnameria su misura: una purezza astratta che, proprio perché silenziosa, accoglie il ritmo e la variazione delle facciate esterne senza esserne sopraffatta. La quiete della materia costruita e il movimento delle immagini riflesse si tengono a vicenda — l’uno è la condizione dell’altro.

Località: Roma, Trastevere

Committente: dott. Stefano Campa

Progetto architettonico: Michela Ekström

Tipologia: studio medico Superficie: 80 mq

Anno: 2022

Fotografie: Daniele Vergari

Riconoscimenti: BIG SEE Interior Design Award